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Ariele Luigi Chiavetta di Camuno

( In  copia del suo trattato cartaceo.

 

PRESENTA 

IL PIÙ DOCUMENTATO E COMPLETO SAGGIO, STORICO - SCIENTIFICO, SULLE ORIGINI PAESANE

 

 

CASTRUM NORTHMANDI 

OGGI:

VALLEDOLMO

 

Tematiche , sullo studio storico - ambientale del territorio, con limitati riferimenti ai giorni nostri.

( L'autore, ritiratosi in vita assai privata, per motivi di fede dottrinale cristiana, quale  eremita, lascia ad altri critici paesani, più addentrati nella funzione pubblica, di trattare temi più dettagliati  sul habitat moderno. )

 

CENNI SULLA FORMAZIONE DELLO STEMMA COMUNALE ATTUALE E DENOMINAZIONE DEL NUOVO COMUNE

In una  pagina manoscritta dell'anno 1655, ove si affermano elaborazioni politico - territoriali, sul neo comune "Castrum Northmandi", si evidenzia un disegno con un albero, dentro uno scudo siciliano, a forma di cuore:

 

Il riferimento potrebbe essere molto attinente all'albero di olmo, da cui prendeva il nome la contrada ove sorse la popolazione di Castrum Northmandi, vale a dire: Valle dell'ulmo (la vaddi di l'urmu).

 

Così é che, riproponendo verosimilmente, in chiave genuina, lo stemma della nuova popolazione, sorta nel 1650, si sarebbe potuto disegnare. lo stemma del comune, ad esempio come nella figura che faccio seguire.

Disegno elaborato da Ariele Luigi Chiavetta

   

 

( Disegno elaborato da Ariele Luigi Chiavetta, riportante le antiche fattezze originali del palazzo feudale, ossia della Fortezza Normanna o Castello Normanno da cui Castrum Northmandi, in territorio di Valle dell'ulmo. )

Nella figura sottostante é evidenziato il blasone ufficiale dell'attuale comune Valledolmo. Tale disegno ci trasporta in una fase mitologica, ove si riscontrano errori espressi dall'ignoranza, per come elaborati dalle antiche amministrazioni del luogo. 

 

Blasone ufficiale attuale del Comune di Valledolmo

 

In vero non era, assolutamente, necessario ricorrere ad alcuna elaborazione fiabesca. Non compresero il nome che denominava il nuovo  centro abitato, Castrum Northmandi. Compresero, invece, che Castrum stava per Castello, quindi lo proposero ad emblema nel blasone. Il nome, assegnato con la licentia populandi, fu tradotto con sobria facilità nel dolce suono vocale di Castel Normanno. 

 

 

 

Dalla contea degli Sclafani alla baronia di Giacomo Giorlando, purtroppo. esiste un vuoto storico, per cui tutto potrebbe ipotizzarsi, fin anche nel far risalire, detta costruzione intorno ai primissimi anni del 1200, costruita sulle antiche fondamenta di un Casale arabo: denominato El Kazan  o El Kason. ( Si chiarirà meglio sulle pagine susseguenti)   

Nel primo novecento, fu disegnato un blasone che fa pensare più ad una favola viaggiante, lontana dalle reali e rispettose evidenze storiche. Mi riferisco al fantasmagorico "castello", nonché anche all'albero. Questo si sarebbe dovuto evidenziare, sullo stemma comunale attuale, come olmo e non come abete:

  

Leggendo questo TRATTATO STORICO, ci accorgiamo che sarebbe giusto e bello tornare a chiamare, il nostro paese, con il suo nome autentico, per come fu denominata la sua terra d'origine: -VALLE DELL'ULMO - (Vaddi di l'urmu)

 L'attuale nome "Valledolmo" conferma una storpiatura metaforica, per cui chi dovrà scrivere, per la prima volta, il nome del paese, chiede sempre se, il nome, deve essere scritto unito o apostrofato. Un sotterfugio per nascondere la passata ignoranza, al fine di potere più facilmente scrivere e leggere.  

Nel nostro mondo antico, purtroppo, non sempre, la cultura é andata a servizio degli amministratori di questo luogo, nel quale si é sviluppato un groviglio di presunzioni.  Solo la cultura dei precedenti baroni, si promosse al meglio, per amministrare le cose comuni, ma l'interesse principale era condotto in mira di un maggiore introito dalle loro terre. Finito il tempo dei baroni, la maggior parte degli esponenti paesani erano ignoranti e si occupavano solo dei terreni, preoccupati, sempre più, dalle pesanti tasse da pagare e dagli enfiteusi. Bisognavano altre basi per trattare, in coerenza, profondi temi logici, ma essenzialmente culturali, rispecchianti la tematica sulla stessa fondazione del luogo. Per tali considerazioni, ai nostri giorni, vengono a mancare tutti i riferimenti che avrebbero potuto illustrarci le condizioni ambientali del tempo. Quello che ne traiamo é frutto della tradizione popolare che non poteva interessarsi di politica comunale.  Il comune e potente proprietario terriero fu considerato idoneo a rappresentare le necessità del popolo e, quindi, un personaggio valido, anche se spesso era analfabeta. Non a torto si tramanda il detto che: " A Valledolmo, l'asino deve entrare per la coda..." (lu sceccu avi a trasiri pi la cuda).

 

TUTTO PASSA, TUTTO SI MUTA, MA LA VITA CONTINUA...

 

 

 

Con tutti i suoi emigrati:

"Valle dell'olmo é divenuto un satellite del mondo",.

 

LA CULLA NELLA VALLE

   Panorama di Valledolmo, fotografato da Ariele Luigi Chiavetta degli anni 2000

N.B.

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